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martedì 13 dicembre 2011

LE COSE COSI' COME STANNO

Siamo passati da un’economia nella quale si comprava e vendeva una cosa a
un’economia nella quale si comprano e si vendono titoli di credito,cioè il
commercio è su obbligazioni fatte dagli stati per spendere molto  più delle
entrate,cioè dei soldi incassati dallo Stato.
Chi passa alla riscossione del titolo di credito ne riceve il valore nominale.
Il problema è che lo stato si trova in condizioni di dover emettere nuove
obbligazioni sia per far fronte alla spesa corrente sia per le opere che vuole realizzare. Chi compra concede un prestito e lo vuole garantito da un interesse
tanto più elevato quanto più lo stato è in crisi,sia perché produce meno di quanto spende sia perché non ha una politica di stabilità,cioè di rientro dai debiti
che ha fatto e di pareggio del bilancio.
Al farsi del disavanzo hanno contribuito più fattori, i privilegi assegnati alla
classe  padrona composta dai dirigenti politici, dai dirigenti delle istituzioni pubbliche,
quelle dipendenti dall’autorità centrale e quelle dipendenti dalle autorità locali,
i criteri ed il mancato rigore adoperato dallo Stato nell’esigere i propri diritti
non solo per l’evasione fiscale enorme ma anche per il mancato reddito del
patrimonio dello Stato.
Il disagio economico si è accompagnato ad una crisi della produzione derivante
da un adeguamento al libero mercato. Nel liberal socialismo esiste una libera ed assoluta concorrenza alla quale il lavoratore è completamente assoggettato.
Può liberamente essere licenziato, il salario può essere adeguato sia alle necessità
operative della produzione sia ai salari  di altre zone dove la produzione può
essere trasferita.
In effetti il contemporaneo verificarsi di una crisi produttiva e di una crisi
finanziaria aggrava molto la situazione poiché, mentre deve provvedersi all’
eccessivo indebitamente che comporta tassi usurai,deve contemporaneamente
provvedersi alla crescita del prodotto interno lordo,cioè al superamento della
crisi produttiva dovuta al libero mercato.
Il prtimo malessere sociale che si risente ed aspramente è la disoccupazione.
Il numero enorme di essi rende difficile ed improbabile il rispetto delle garanzie. Il grande industriale vuol disporre dei dipendenti come cosa propria alla quale non deve garanzie.
La Fiat è un esempio tipico di una produzione che si sgancia da garanzie del lavoro
ed apre e chiude esclusivamente secondo convenienza propria di maggior guadagno.
Ai licenziamenti si aggiunge la disoccupazione giovanile,poiché è molto difficile
per un giovane appena diplomato o laureato trovare lavoro. In effetti 1 su tre
riesce a contrare contratti a tempo. Una delle piaghe più sentite e vergognose,
capaci di togliere al giovane quel poco di spirito di intrapresa che  gli rimane, è
l’assegnazione dei posti di lavoro ai figli di amici, a parenti propri,a giovani
raccomandati. Questo nei normali concorsi in cui il mancato rispetto della
trasparenza e dell’equità dovrebbe avere  conseguenze penali gravi.
La scarsa disponibilità di capitali ha gravato soprattutto sulla scuola e sulla sanità.
Sulla scuola per l‘assottigliamento del personale docente ed amministrativo, per la
stentata assistenza agli alunni diversamente abili,per il mancato rispetto della manutenzione sia ordinaria che straordinaria degli edifici, per lo scarso sovvenzionamento della spesa corrente con conseguente messa a carico delle famiglie
degli studenti.
In campo sanitario nella gestione cosiddetta normale di un ospedale,per le visite specialistiche e per le ricerche specifiche di malattie gravi l’attesa è prolungata,
in alcuni casi fino all’anno ed oltre. Per diminuire le spese sono stati associati i8n un unico ente amministrativo più ospedali,con conseguente carenza di funzionamento.
Le  analisi cliniche sono a carico del privato. Vi è diminuzione dei posti di pronto soccorso.
In effetti il rigore sulla povera gente non si paga solo direttamente. I costi dei servizi
sono aumentati (assicurazioni e benzina ad esempio,tariffe dei mezzi pubblici di trasporto), i prezzi stessi degli alimentari  e dell’abbigliamento. Gli interventi
sulle pensioni ci sono stati e rigorosi. Il passaggio al regime contributivo significa
che per la pensione quello che ci metti ci trovi. Sarà proposto l’innalzamento dell’età
pensionabile,blocco di stipendi e pensioni per un quadriennio,eliminazione delle pensioni di anzianità ed aumento oltre i quarantenni degli anni da lavorare per andare in pensione.
Insomma  per un trentacinque per cento delle persone in età di lavoro disoccupazione,
ingabbiamento e precarietà per chi lavora.
                                                                                                                     

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